Sinestesia

Dentro l'opera

SINESTESIA
Un quadrato, la forma perfetta, stabile ed equilibrata che rompe la tradizione narrativa del rettangolo e valorizza una struttura visiva che si incastona nel contesto urbano come un centro focalizzatore.
L'opera-immagine Sinestesia è pensata e creata per accogliere, coinvolgere e stimolare chi arriva, chi passa, chi si ferma... nella visione dello spazio-tempo del territorio fondendo spunti, ricordi, vissuto e presenze.
L'arco "Porta Magenta" è lì, immobile certezza, poi la Rocca, la Torre, il Loggiato... le Mura merlate che non sono limite ma accolgono e abbracciano, le forme di un'identità consolidata, l'Arco si reitera e si scompone... è ingresso al paese e alla storia.
La presenza di una piccola superficie/specchio, primordiale dispositivo di virtualità lo rende attivo, una "porta d'accesso". Chi guarda si riflette, si ritrova e si integra, diventa parte stessa della composizione e dell'esperienza conoscitiva del paese, partecipe, non solo mero spettatore.
Un profilo nitido rivela il campanile da sempre simbolo mistico di fede che unisce 'terra e cielo", è identità della comunità. Le linee attraversano ma non spezzano, il cielo fratto si scompone e ricompone in un caleidoscopio di geometrizzazioni, poi sovrapposizione di colore azzurri, blue ...è aria, è acqua lacustre, è forma.. -e la materia stessa diventa soggetto ed evocazione di fontanili e fontane.. -di passato e tradizione.
La torre è possente presenza, è prezioso elemento architettonico iconico, è custode della storia... l'ottagono inserito nella torre stessa emerge e si fa spazio, scompone e sintetizza le linee, delimitato da colori a blocchi cromatici audaci, ritmati nella composizione, con un'eliminazione del superfluo e resta l'essenza... un solido geometrico che celebra la storia, la cultura, la tradizione ma nell'essenza della forza delle forme e dei colori, solo un particolare il Giglio come un sigillo, l'impronta storica e dinastica della famiglia Farnese che ha plasmato il Castello.
Tra i colori, tra le linee... simboli di spazi urbanizzati, memoria di una geometria territoriale/cartografica, non segni casuali ma fusione tra origini di precisione concettuale della mappa urbana... (pianificata dal Sangallo il Giovane) e l'irregolarità istintiva dell'arte informale... linee che si susseguono, si intersecano, costruiscono...scendendo ortogonali rivelano ricordi algebrici... linee rette che si incrociano riportano graficamente alla mente la regola di Ruffini e la memoria matematica che richiama l'illustre nativo e altre scomposizioni che collegano lo spazio dell'urbe all'area rurale in uno passaggio visivo caratterizzato da accordi cromatici complementari e scambi contrastanti. Linee che raccontano storia, tradizioni e leggende, un legame lontano, profondo ed etimologico quello tra l'albero di Ontano e il borgo, qui è un profilo di fronde, presenza che dal tempo dei Longobardi ancora veglia sul paese, presenza e certezza di aggregazione, iconico stemma, simbolo e radice del paese.
Caratterizza la composizione un elemento trasversale fulcro della composizione, una forma slanciata, una siluette che evoca la sagoma della lama bronzea sottratta alle acque del lago di Mezzano, custode di antichi rituali ancestrali...la lucentezza metallica qui è un dripping dinamico, "forma" che è al tempo stesso "Solco" che unisce terra e cielo... archetipo di strada maestra che attraversa tutta l'opera, "contenitore" di fermento vitale, delimitato non da linee nette ma, come nel solco tracciato dall'aratro dove la terra cede alla lama tagliente e alza la zolla e accoglierà il seme fruttifero, come le "barbe/sbavature" della traccia lasciata dal bulino sulla superfice dura che accoglierà l'inchiostro nella matrice metallica, restituendo un segno unico, morbido e vellutato... qui il "Solco dritto" accoglie colori restituisce puro dinamismo.. -energia, linfa...passione feconda... è veicolo catalizzatore di vita e di valori. Il Piano è terra è spazio/natura, è forza primordiale rigenerativa, è certezza di sopravvivenza... l'intervento umano frammenta la superfice, semina e raccoglie, i terreni prendono forma e la natura madre fertile colora i campi che si accendono di verde vermiglio... di ocra ...di ceci... di grano... di rosso vino... di tradizione e di fede. Le linee le forme si sviluppano in verticale, diventano "ponte" tra terra agreste e contesto urbano... in un connubio tra respiro naturale e identità storica del paese.
Un flusso, uno scambio costante in un divenire continuo... è l'osservatore che sceglie da dove iniziare la lettura dell'opera...dove iniziare il suo viaggio di scoperta, dove soffermare lo sguardo... se dai bleu del cielo... e scivolare sul torrione... o salire dai campi verso l'urbe... o facendosi guidare dal cromatismo e dalla libertà dell'emozione.
La struttura compositiva è fruibile da varie angolature e posizioni, il colore spatolato e materico crea dinamismo, volume, la superfice si accende, vibra e diventa veicolo di emozione visiva. Le linee/ tracce, i piccoli rilievi, l'alternanza tra le texture, zone ruvide, lisce, opache, i colori cangianti e perlati catturano e riflettono la luce in modo irregolare rendendo l'opera dinamica, mutevole, viva, non esperienza visiva statica, ma una percezione che muta e si rinnova costantemente secondo le variazioni atmosferiche o temporali, col variare della luce naturale o artificiale...
L'ubicazione lo rende fruibile in velocità e in staticità...per una fruizione che varia a seconda della posizione dell'osservatore, se arrivi e passi con l'auto percepisci subito l'immagine simbolicamente sintetizzata, il profilo il campanile e la torre che è identificativo di Valentano, ma se rallenti scopri e riconosci... se cammini a piedi riesci a identificare i dettagli...e se ti fermi e ti avvicini... ne distingui altri ancora e le emozioni evolvono in ricordi e amplificano le sinestesie...
Integrato nell'opera, un QR code rimanda a questo testo, fa parte dell'opera stessa, non un semplice espediente tecnologico ma un ponte digitale che permette al fruitore di amplificare l'approfondimento personale, arricchendo la percezione scoprendo le motivazioni dell'artista.
La visione è dunque più che mai individuale e muta col mutare dell'osservatore che secondo le proprie esigenze, conoscenze, le proprie esperienze, ricerca e percepisce, si incuriosisce ed entra in una esperienza-visione-fruizione libera e aperta.

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