L'Anello del Lago di Mezzano
L’Anello del Lago di Mezzano. Alla scoperta del paesaggio della caldera di Latera.
Nel cuore silenzioso della caldera vulcanica di Latera, a un passo dal confine con la Toscana, il Lago di Mezzano appare come un piccolo mondo a sé: uno specchio d’acqua raccolto tra folti boschi, morbide colline e silenziose radure che sembrano sospese fuori dal tempo.
Percorrere il suo anello significa entrare in un paesaggio dove natura e storia convivono da millenni, lasciando tracce sottili ma indelebili che il cammino permette di riconoscere passo dopo passo.
Il sentiero avvolge il lago come un abbraccio: tra canneti mossi dal vento e pascoli aperti che disegnano il profilo dell’antica caldera, nella quale si nascondono i segni di antichi insediamenti preistorici, oggi sommersi.
Qui la quiete è profonda, quasi primordiale: l’acqua riflette il cielo, gli uccelli popolano i margini del bosco e la vegetazione spontanea restituisce la sensazione di un luogo rimasto integro nella sua bellezza essenziale.
L’itinerario ad anello si presta a essere percorso in ogni stagione, a piedi, in bicicletta o a cavallo, in un percorso semplice e adatti a tutti, ideale per chi desidera una passeggiata rigenerante nella natura, per gli appassionati di fotografia naturalistica, birdwatching o per chi cerca un momento di contemplazione immerso nel verde.
Informazioni utili
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Lunghezza: 7,5 km
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Durata a piedi: circa 2h 30’
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Livello: facile
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Traccia scaricabile
Da non perdere lungo il percorso
Riva del Lago – Sponda meridionale
Pochi metri oltre il sentiero si apre una piccola radura affacciata direttamente sull’acqua: un punto panoramico prezioso, protetto dal bosco, da cui osservare il lago nella sua forma più intima. Nelle giornate limpide, quando il vento tace, il cielo si specchia perfettamente nel bacino: un’occasione ideale per fotografi e amanti dei paesaggi riflessi. Sulla riva si alternano specie vegetali spontanee, un grande esemplare di Biancospino e svettanti ciuffi di Typha angustifolia che oscillano dolcemente al vento.
Ex scuola di Mezzano – Sponda settentrionale
La scuola rurale di Mezzano fu inaugurata nel 1937 per venire incontro ai bisogni educativi della comunità che nel corso degli anni si era agglutinata attorno al Casale di Mezzano. La costruzione dei casali e l'affidamento dei poderi a mezzadria tra il 1920 e il 1930, nonché le bonifiche della metà degli anni Trenta del secolo scorso, portarono a Mezzano circa quattrocento persone. Per un trentennio la “scuolina” ospitò circa quaranta studenti l'anno.
Casale di Mezzano – Sponda settentrionale
Un tempo cuore pulsante di un piccolo borgo rurale, il Casale fu parte delle proprietà della famiglia dell’esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà, figura di rilievo nelle spedizioni dell’Africa equatoriale nella seconda metà dell’Ottocento per conto del governo francese. Un luogo dove storia locale e memorie internazionali si intrecciano.
Edicola sacra – Sponda settentrionale
In località Pontoncelli sorge una piccola edicola campestre. Espressione della devozione di privati cittadini o di gruppi, e realizzate in epoche storiche diverse, con materiali eterogenei e secondo stili peculiari, simili manufatti diventati nel corso del tempo elementi identificativi del paesaggio. Edicole e targhe, a maggio, mese mariano, erano arricchite di altarini con fiori.
Bosco di Monte Rosso – sponda occidentale
Un bosco di alberi di alto fusto, dominato da cerrete e roverelle secolari, che custodisce i resti del Castello di Mezzano, di origine longobarda e distrutto nel XIV secolo. Attorno a questo luogo aleggia la suggestiva leggenda di Pia de’ Tolomei, la nobildonna senese ricordata da Dante nel V Canto del Purgatorio, che secondo la tradizione locale qui sarebbe stata rinchiusa e uccisa.
A poca distanza
Roverella secolare
In località Crognoleta, a circa 1,5 km dal lago, cresce una maestosa roverella secolare “Quercus pubescens Willd.: una delle piante più antiche del Lazio, dichiarata dal WWF “monumento naturale” e iscritta nell’elenco degli Alberi monumentali della Regione Lazio (01/L569/VT/12).
Colle di Monte Becco
Sul versante occidentale della caldera si erge un rilievo dominato dalla chioma di caratteristici pini: un tempo sede di un piccolo centro fortificato ed autonomo di epoca etrusca.
Ponte di Quarcierota
Opera in pietra sul fiume Olpeta, il ponte, risalente al VI secolo d.C. e ricostruito nei secoli successivi, faceva parte di una diramazione della antica via Clodia che raggiungeva il lago di Mezzano in direzione Castro, e attraversava territori ricchi di fattorie romane.
Selva del Lamone
La Selva del Lamone rappresenta uno degli ultimi esempi di foresta planiziale vulcanica dell’Italia centrale. Cresce su antiche colate laviche, dove il suolo irregolare, ricco di scorie e blocchi di basalto, ha limitato per secoli l’agricoltura e favorito la conservazione del bosco.
Qui dominano querce come cerro (Quercus cerris), farnia (Quercus robur) e roverella (Quercus pubescens), accompagnate da carpino nero (Ostrya carpinifolia) e acero campestre (Acer campestre). Il sottobosco, fitto e diversificato, ospita biancospino, prugnolo, rosa canina e numerose felci, creando habitat ideali per piccoli mammiferi, rettili e insetti. La complessità strutturale del bosco favorisce inoltre la presenza di numerose specie di uccelli forestali e rapaci notturni.
La Selva del Lamone costituisce oggi un prezioso scrigno di biodiversità, dove la natura vulcanica del suolo e il limitato intervento umano hanno consentito il mantenimento di un equilibrio antico, raro e fragile.