Una torre a guardia di tre Caldere
Trekking geologico tra le caldere di Latera, Bolsena e Lagaccione
Nella campagna di Valentano, dietro l’ordine apparente dei campi coltivati e dei filari, si cela l’anima profonda di un paesaggio vulcanico. Dall’alto della torre ottagonale della Rocca Farnese, lo sguardo abbraccia le tre caldere che definiscono l’identità di questo territorio: Bolsena, Lagaccione e Latera.
Un sistema di energie antiche e processi geologici che oggi riposa sotto la calma della campagna, dove ogni collina racconta una trasformazione avvenuta nel tempo.
Il percorso prende avvio dalla Rocca Farnese e, lasciato alle spalle il borgo di Valentano, prosegue lungo un itinerario ad anello che si sviluppa sui fianchi dei coni di scorie vulcaniche di Monte Starnina e Monte Nero, per poi rientrare in paese lungo la SS 312 Castrense.
Sui fronti di scavo oggi abbandonati è evidente una lenta ma progressiva ripresa naturale: piante pioniere come graminacee e arbusti rustici colonizzano i substrati poveri e instabili, avviando i primi processi di rinaturalizzazione.
È proprio la natura vulcanica di questi suoli, ricchi di minerali, ad aver reso l’area particolarmente favorevole all’agricoltura, ieri come oggi.
Da diversi punti del percorso, lo sguardo si apre sulla caldera del Lago di Bolsena, consentendo di cogliere con immediatezza la scala del vulcano e il legame profondo tra geologia, paesaggio e uso umano del territorio.
Informazioni utili
• Lunghezza: 7,5 km
• Durata a piedi: circa 2h 30’
• Livello: facile
• Traccia scaricabile
Da non perdere lungo il percorso
Rocca Farnese
Nata come struttura difensiva, divenuta dimora rinascimentale della potente famiglia Farnese e trasformata in monastero di clausura nel Settecento, la Rocca Farnese è oggi sede del Museo della preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese (www.museovalentano.it).
Collegiata di San Giovanni Apostolo ed Evangelista
Edificata attorno all’anno Mille in stile romanico, la chiesa ha subito numerosi interventi nel corso dei secoli, la facciata attuale risale alla metà del XV secolo. Il titolo di pieve, assunto nell’anno 1253 per disposizione di Innocenzo IV, fu tolto all’omonima chiesa posta fuori le mura cittadine. Il rifacimento interno in stile Barocco è avvenuto tra la fine del 1600 e gli inizi del 1700. Sono conservati un pregevole affresco della Crocifissione attribuito a Marcello Venusti – precedente al rifacimento moderno – e la statua lignea della Madonna Assunta risalente alla metà del secolo XVII. Da segnalare anche la presenza di una tela di Alessandro Mattia da Farnese, definito “il pittore di Valentano, raffigurante la Madonna con Bambino e i Santi Pietro e Paolo, proveniente dalla chiesa di Santa Maria. La Collegiata conserva, inoltre, le reliquie del compatrono Giustino Martire.
Ex cava di lapillo rosso
“Il più bel profilo di scorie dell’intiero distretto è quello presso Valentano viene messo a nudo per una altezza di 16 metri circa sul Monte Nero dalla Strada che si dirige verso Montalto. Blocchi colossali di lava leucitica vedonsi sul pendio orientale di detto monte, ricoprenti probabilmente e derivanti da una potente colata di detta lava”. Così veniva descritto Monte Starnina (e Monte Nero) alla fine dell’Ottocento nel Bollettino del Regio Comitato Geologico d’Italia. In anni recenti l’area è stata interessata dall’attività di cava per l’estrazione del tipico lapillo rosso di Valentano.
Bomba vulcanica
All’ingresso della ex cava di lapillo rosso è collocato un imponente masso ovoidale rinvenuto durante le attività di estrazione: si tratta di una straordinaria bomba di lava di oltre ottanta quintali. Le bombe di lava sono "gocce" di roccia ardente, anche di notevoli dimensioni, che si formano e sono scagliate – anche a molti chilometri di distanza - durante un'eruzione vulcanica. Prima di raggiungere il suolo si raffreddano fino a solidificarsi e spesso acquistano forme aerodinamiche durante il loro volo.