Dal borgo di Valentano al Lago di Mezzano

Dal borgo di Valentano al Lago di Mezzano

Tra antiche sorgenti e sentieri immersi nella natura

Dal borgo di Valentano, il cammino si distende lentamente tra campi coltivati e strade di campagna, accompagnando i passi verso il lago di Mezzano, dove il paesaggio si raccoglie in un alternarsi di silenzi, riflessi e orizzonti aperti. Lungo il percorso, rapaci in volo, profumi di erbe spontanee e tracce di antiche presenze umane restituiscono la complessità di un territorio modellato nel tempo, in cui storia rurale e natura più selvatica si intrecciano senza soluzione di continuità.

È una traversata che invita a leggere il paesaggio come una narrazione in movimento, fatta di segni discreti e relazioni profonde tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda, seguendo il ritmo lento e costante della terra vulcanica della Tuscia.

L’itinerario si presta a essere percorso in ogni stagione dell’anno, a piedi, in bicicletta o a cavallo. Un tracciato semplice e accessibile, pensato per chi desidera camminare senza fretta, osservare, ascoltare e lasciarsi guidare dal paesaggio, per gli appassionati di fotografia naturalistica e birdwatching o per chi cerca un’esperienza di attraversamento consapevole, in cui il cammino diventa strumento di conoscenza.

Il percorso coincide con il sentiero CAI n. 154, collegando il tessuto storico del borgo di Valentano a uno dei contesti naturali più intatti e suggestivi della caldera di Latera.

Informazioni utili

• Lunghezza: 9 km
• Durata a piedi: circa 3h
• Livello: facile
• Traccia scaricabile

Da non perdere lungo il percorso

Il mutare della natura
Scendendo dal borgo di Valentano verso il lago, il paesaggio cambia gradualmente: una  trasformazione che si osserva soprattutto lungo i suoi margini. Le aree aperte sono dominate da piante pioniere come graminacee e arbusti rustici quali la ginestra (Spartium junceum) e il cisto (Cistus salvifolius), specie capaci di colonizzare i suoli vulcanici della caldera.
Questi ambienti risultano fondamentali per la fauna: qui cacciano rapaci come il nibbio reale e la poiana, attratti dalla presenza di piccoli mammiferi quali arvicole e topi selvatici.
Le zone di pascolo, ancora oggi gestite con l’allevamento ovino, contribuiscono a mantenere il paesaggio aperto e ad aumentare la biodiversità, creando un mosaico di habitat. A contrasto si sviluppano i boschi di cerro (Quercus cerris) e roverella (Quercus pubescens), separati dai campi da fasce di margine ricche di biancospino (Crataegus monogyna) e prugnolo (Prunus spinosa).
Il clima mite della caldera ha reso possibile questa continuità ecologica ed è stato, nei secoli, una delle principali risorse per l’agricoltura locale.

Fontanile di Acquajela
Situato all’incrocio tra Via del Mattatoio e Via del Fusaro, il fontanile di Acquajela ha rappresentato per secoli la principale risorsa idrica per la comunità valentanese. Qui era esposto il più antico emblema del paese, risalente al XV secolo, oggi conservato nel loggiato del municipio.
Secondo la tradizione popolare, il nome “Aquajela” deriverebbe dal termine “gelo”, in riferimento alla particolare freddezza delle acque. Più plausibile appare tuttavia l’etimologia che lo collega alla ninfa Hiele, figura mitica associata al culto delle acque.

Le Puzzole o Puzzolaie
Circa a metà percorso, all’incrocio tra la strada provinciale Lago di Mezzano e la provinciale Farnese–Latera, si incontra la località Puzzole o Puzzolaie. L’area è caratterizzata da fanghi e acque calde e dall’inconfondibile odore tipico delle zone termali, chiara testimonianza del passato vulcanico del territorio.
Questa forte impronta geologica ha favorito nel tempo attività estrattive, come quella documentata dalla vicina cava di zolfo nel territorio del Comune di Latera, parte di un più ampio sistema di miniere e cave a lungo sfruttate.

A poca distanza

Il Sentiero dei Briganti e il Museo del Brigantaggio di Cellere
In prossimità di Poggio Pilato, il tracciato intercetta il Sentiero dei Briganti, un percorso escursionistico di oltre cento chilometri che collega Proceno a Montalto di Castro. Il sentiero attraversa un territorio ricco di testimonianze storico-archeologiche e di grande interesse naturalistico, comprendendo le riserve naturali di Monte Rufeno e della Selva del Lamone, l’oasi di Vulci, i laghi di Bolsena e Mezzano e i corsi d’acqua Paglia, Fiora e Olpeta.
Il percorso è legato alle vicende di Domenico Tiburzi, noto come il Re del Lamone, celebre brigante maremmano nato a Cellere nel 1836 e morto alle Forane di Capalbio nel 1896, protagonista per oltre vent’anni della storia sociale e politica dell’area. La sua figura è raccontata all’interno del Museo del Brigantaggio di Cellere (www.museobrigantaggiocellere.org).
Il tracciato di questo itinerario consente di percorrere un tratto di Sentiero che dal Lago di Mezzano raggiunge il borgo di Latera, da un lato, o il borgo di Farnese dall’altro (sentiero CAI n. 101). Si tratta, nello specifico, della terza tappa del percorso, nota come il “Sentiero di Menichetti”, segmento che collega la macchia di San Magno, teatro di un cruento scontro a fuoco tra malviventi e forze dell'ordine, che costò la vita al brigadiere Sebastiano Preta, sepolto a Valentano.